| SEGNI
per pianoforte solo
opera vincitrice del XVII Concorso di Composiz. Pianistica
di Treviso,1970
grado di difficoltà: alto
durata: 10’ ca.
anno di composizione: 1967-1970
I esec: Treviso, Teatro Comunale, 17.11.1970
Edizioni Suvini Zerboni, Milano
esiste la registrazione live su CD dell’esecuzione di
B. Canino
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE
D. Anzaghi e F.Donatoni
Segni è stato impostato verso la fine
degli anni Sessanta: abbastanza tardi, rispetto ai cospicui
rivolgimenti che, a partire dagli anni Cinquanta, caratterizzarono
la "nuova musica". La sperimentazione di desuete
modalità compositive, comunque fosse nominata, era
considerata di gran lunga più importante dell’esito
concreto. Quest’ultimo era percepito come una sorta
di fenomeno accessorio, al quale non dedicare attenzione.
In un tale contesto l'evidenza acustica - sia delle figure
di base che delle forme derivate - era spesso assente e persino
guardata con sospetto. Segni non condivise tali caratteristiche
negative di una parte della "nuova musica". Concretezza
dell'esito ed evidenza acustica caratterizzano il pezzo in
tutte le sue componenti. L'itinerario formale è costituito
da episodi, dalla fisionomia ben delineata. Un episodio-tema,
collocato al centro del pezzo, è variato tante volte
quanti sono gli episodi-variazione che costituiscono, insieme
all'episodio-tema, l’intero brano. Se l'idea del tema
e variazioni è antica, il pensiero compositivo impegnato
nel processo di variazione è sviluppato secondo tecniche
nuove la cui comunicazione travalicherebbe la semplice illustrazione
del pezzo. La fisionomia dei vari episodi è riconoscibile.
Non è riconoscibile, almeno ad un primo ascolto, la
connessione fra episodio-tema ed episodi-variazioni, connessione
che attiene alle strutturazioni interne, in virtù delle
quali è data saldezza materica alla forma, anche al
di là di una sua facile riconoscibilità.
In Segni, la forma ha una direzionalità. L'episodio-tema
è costituito da un flusso di note singole (una sorta
di moto perpetuo nel registro medio-grave) che progressivamente
evolve verso sincronie, inizialmente costituite da due suoni
simultanei. Le sincronie divengono poi, gradualmente, di tre,
quattro, cinque e più suoni sfociando in una sincronia
terminale dallo spessore massimo. Il graduale depauperamento
del flusso delle note singole perviene - al termine dell'episodio
– ad uno stadio nel quale le note separate risultano
assenti a favore delle sole sincronie.
In occasione della prima esecuzione in Francia (avvenuta a
Parigi nel 1975) l’autore scrisse le seguenti parole:
«L'attenzione mostrata dalla ISCM (International Society
for Contemporary Music) per Segni rende consistente l'illusione
che il comporre sia più di un caparbio tentativo di
contrastare la pulsione di silenzio. Segni è infatti
il mio primo pezzo scritto dopo gli studi musicali accademici
e, cosa più importante, dopo un’astensione compositiva
durata lunghi anni. La composizione di questo brano è
il primo "segno" dell'emergere di uno slancio vitale.
Il pezzo non attualizza che una parte dell'ipotesi globale,
la cui virtualità prevedeva altri eventi, successivi
all'istante nel quale il Silenzio interruppe il decorso di
Segni.».
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