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MUSIQUE D'ANTAN II

per pianoforte sologrado di difficoltà: medio
durata complessiva: 5' circa
anno di composizione: 2005
opera di proprietà dell’autore
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE


Il fiorentino e valente pianista Giuseppe Fricelli appartiene a quella folta schiera di musicisti viventi che ravvisa in taluni esiti sperimentali delle neoavanguardie degli anni Cinquanta del Novecento una negazione della musica in quanto "arte dei suoni" e dunque dell'ascolto. Nel 2003 Fricelli chiese ad Anzaghi di scrivere una "musica d'altri tempi" gradita al gusto dei pianisti nutriti di passato (vedere Musique d'Antan I ). L'autore stese allora una composizione nel corso della quale fluisse l'aura degli autori tardoromantici. Nel corso dell'anno 2005 Anzaghi si è nuovamente cimentato con un rinnovato "esercizio di stile" scrivendo Musique d'Antan II . Quest'ultima composizione differisce dalla precedente per il ricorso ad un'allusività al tardo Ottocento meno esplicitamente evocato di quanto facesse Musique d'Antan I .

Come accade spesso agli autori del Novecento che si misurano con una scrittura ottocentesca l'esito è permeato da una "scompostezza" espressiva non rinvenibile nei musicisti dell'Ottocento. Tale scompostezza è forse il sintomo di un disagio vissuto da colui il quale si sente visitato e attratto da un passato al quale però non appartiene interamente?

Musique d'Antan II è un breve brano di quattro facciate dal quale si effonde la memoria di una fulgida stagione musicale, riproposta come struggente rievocazione. L'autore sospetta che in una consapevole regressione a stagioni declinate non si consumi tanto una tendenza alienante (non importa se "neoclassica" o "neoromantica") del soggetto regrediente quanto un'attitudine di quest'ultimo ad eludere la propria presenza all'interno di codici e poetiche che troppo lungamente e dogmaticamente enfatizzarono, con inverecondia da slogan di corteo, la propria sedicente attualità. Così come nel classicismo l'Io è stemperato in ogni struttura ma non afferma se stesso con superflua perentorietà, analogamente nelle pieghe di codici e poetiche abbrunati è possibile il crepuscolare ridestarsi   di una soggettività che pur non coincidendo con ciò che tramontò consentì che in quei memorabili tramonti il naufragar le fosse dolce.