| MITOFANÌA
per flauto, clarinetto, pianoforte, percussione,
violino e violoncello,
(Cp., Glock., Ps., Shell Chimes, Tamb. piccolo con corde,
Tt. piccolo o Piatto cinese grande, Trg.)
grado di difficoltà: medio
durata: 16’ ca.
anno di composizione: 1983-1985
I esecuzione pubblica.: Cremona, 9.11.1985
Gruppo Musica Insieme - dir. S. Gorli
I esecuzione radiotrasmessa: B.B.C. recording, 21.11.85,
Divertimento Ensemble, dir. S. Gorli
Edizioni Suvini Zerboni, Milano
(le parti sono disponibili a noleggio;
esiste la registrazione live
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE
Mitofanìa appartiene ad una stagione
compositiva caratterizzata dalla eufonìa. Un'aura di
soavità si manifesta nella produzione del compositore
verso il 1975 e si protrae sino al 1983, anno nel quale appare
Mitofanìa uno degli ultimi esiti dell’eufonica
stagione. A decorrere dall'inverno 1983, l’autore si
accomiata progressivamente da una scrittura estatica e fiabesca
per accedere ad una diversa organizzazione delle altezze e
delle durate. Queste ultime scaturiranno da una concezione
pitagorica del comporre basata sulla discriminazione fra intervalli
“pari” e “dispari” e sul “centro”
implicito in questi ultimi. Una sorta di simbolismo geometrizzante
che non si accontenta però di trame esoteriche. Mitofanìa
è uno degli ultimi pezzi precedenti la svolta successiva
e testimonia il proprio essere “forma non preorganizzata”.
La predilezione per una scrittura attonita e "momentanea"
rende Mitofanìa nemica dei percorsi obbligati e previsti.
Regna nel pezzo un incanto diffuso che attinge anche alla
fonte di un'armonia bloccata, le cui attitudini diatonizzanti
non sfociano in alcun "neo-tonalismo", grazie anche
al trattamento delle altezze, le quali, all 'interno di ogni
regione armonica non ammettono alcun raddoppio d'ottava.
Il pezzo è stato rivisto alla fine del 1985 e ricevette
allora la sua definitiva stesura.
Il senso delle composizioni eufoniche di Anzaghi è
stato frainteso. Un aspetto della poetica di Anzaghi, particolarmente
evidente nelle opere sino al 1983 è l'eufonia e l'attitudine
a risolvere in modo onirico ed estatico il tracciato compositivo
Tale eufonia non è però edonistica ma sostenuta
da un'altra convinzione dell'autore: istanze angosciose possono,
con consapevolezza retorica, essere efficacemente deviate
verso esiti soavi che accogliendo l'angoscia stessa ne presentino
il volto "perverso". Così come la "reticenza"
è figura retorica che, non meno della “iperbole”,
enfatizza ciò che viene taciuto, un'ossessiva e allucinata
eufonia è un modo possibile per testimoniare un vissuto
angoscioso. Anzaghi vede una prova di ciò nel personaggio
di Ofelia (nell'Amleto scespiriano) la quale, diversamente
dal protagonista, fa parlare la propria disperazione con il
linguaggio della grazia e della soavità. Il titolo
di un lavoro cameristico di Anzaghi è appunto Soavodia..
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