| HALPITH
per flauto solo
durata: 10’ ca.
anno di composizione: 1984
I esecuz.: luogo e data non ancora rintracciati
flautista: Roberto Fabbriciani
Edizioni Suvini Zerboni, Milano
esiste la registrazione live
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE
Con Halpith per flauto solo, composto
nel 1984, ha inizio una nuova fase compositiva caratterizzata
dall'adozione di un codice numerico - di ascendenza pitagorica
- e da una scrittura ricca di gesti strumentali fisionomici,
inseriti in un contesto dialettico.
I procedimenti compositivi, s’immaginano proiettati
in un contesto simbolico basato sull'idea di "centro".
Tale concezione scaturisce, nei suoi aspetti elementari, dalla
natura degli intervalli (siano essi melodici o armonici),
che si distinguono per essere costituiti da un numero “pari” o “dispari”di note contigue della scala cromatica. Nel caso dell'intervallo “pari”, questo si suddivide in due sottointervalli d’ampiezza uguale, senza che da tale suddivisione scaturisca un suono intermedio e centrale. Ma nel caso dell'intervallo costituito da un numero “dispari” di note, la predetta divisione non è possibile giacché la disparità del numero delle note non ne consente la suddivisione in parti uguali (almeno nel sistema temperato): l'intervallo “dispari” ammette però un'altezza intermedia, equidistante dagli
estremi dell'intervallo stesso, che risulta così mediato
da un "centro". Questo "centro", in virtù
della posizione privilegiata, diviene occasione per molteplici
strutturazioni, di evidente significato simbolico. La descritta
orditura dei suoni è estesa alle durate (le cui pulsazioni
all'interno di una unità di tempo possono essere di
numero pari o dispari) ed è la fonte a cui attinge
l'invenzione del pezzo.
In precedenza l'autore aveva prediletto le atmosfere oniriche
e attonite, testimoniate da composizioni come Soavodia, per
clarinetto e pianoforte, Mitofania, per ensemble, Aur'ore,
per coro e orchestra, ecc.
Il pezzo impegna strenuamente l'esecutore che deve superare
le molteplici difficoltà del pezzo per non restare
intrappolato nella rete virtuosistica della composizione.
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