| FLÜGELKONZERT
Concerto per pianoforte e orchestra
grado di difficoltà della parte pianistica: medio-alto
grado di difficoltà per l’orchestra: medio
durata: 15’ ca.
anno di composizione: 1988
I esecuz.: Milano, RAI, 30.3.1989 - pf. B. Canino, dir. G.
Nowak
Orchestra Sinfonica della RAI di Milano
Edizioni Suvini Zerboni, Milano
(le parti sono disponibili a noleggio;
(3.3.4.3. - 4.3.3.1. - Tp. - Cel. - 2 Ar. - 4 Perc. [Rototoms,
Eolifono, Vibr., Mr., Glock., Tt., Sizzle cymbal, Gc., 5 Ps.,
Xyl., 4 Cen., 4 G., Trg., Tamb. piccolo, Flauto a coulisse,
Cp., Flex., Bacchette di vetro sospese] - A.)
esiste la registrazione live della RAI
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE
Bruno Canino
Il Flügelkonzert si articola in
cinque episodi ciascuno dei quali è dotato di una durata
di circa 3' ed ha una netta e differenziata fisionomia formale.
I cinque episodi si concatenano senza soluzione di continuità
e propongono organici diversi. Il primo episodio (Preludio)
impegna il solista insieme ai legni, le arpe e le percussioni;
il secondo (Interludio) propone la prevalente presenza degli
archi, mai uditi prima, in concomitanza dell'assenza del pianoforte;
il solista ricompare nel terzo episodio (Dialogo) che coinvolge
l'intero organico nel climax del pezzo; segue il quarto (Soliludio)
destinato al solo pianoforte; conclude il Concerto un Posludio,
che dopo un lungo e graduale crescendo di sonorità
e di spessore orchestrale, affida al pianoforte e a sobri
interventi orchestrali il commiato del pezzo. Il ricorso ad
un organico differenziato è mezzo escogitato dall’autore
per meglio connotare differenti sezioni formali.
L'organico orchestrale è quello di una normale orchestra
sinfonica, con i legni a 3, 3 trombe, 4 corni, 2 arpe, celesta
e percussione: solo quest'ultima presenta una configurazione
insolita, coinvolgendo 4 esecutori, oltre al timpanista. Gli
archi sono trattati prevalentemente secondo la disposizione:
violini primi e secondi, viole, violoncelli, contrabbassi.
La difficoltà della parte pianistica è rilevante
ma non soverchievole. L’autore considera il Flügelkonzert
una delle sue opere più riuscite. L’ottima accoglienza
che il pubblico ha riservato alla prima esecuzione del pezzo
(numerose e prolungate le chiamate al proscenio dei protagonisti
del Concerto) conferma che la formula del Concerto per strumento
solista e orchestra – anche grazie alla presenza di
un artista amato come B. Canino – è capace di
promuovere una corrente di empatia fra composizione e ascoltatori
e fra solista e pubblico.
Con il titolo “Anzaghi sulle
ali di un pianoforte” Il Giorno del 2.4.1989 ha scritto,
a proposito del Flügelkonzert :
«Ancora una prima esecuzione
assoluta affrontata dal complesso milanese della Rai nel consueto
appuntamento settimanale…è ora la volta di un
altro compositore milanese. Davide Anzaghi, classe 1936. È
stato eseguito il suo Flügelkonzert per pianoforte e
orchestra, con Bruno Canino in veste solistica e il polacco
Nowak a reggere le fila dell’orchestra. “Flügel”,
in italiano “ala”, è vocabolo che in Germania
viene usato per definire clavicembali e pianoforti di grande
dimensioni, che noi diremmo “a coda”: di primo
acchito Flügelkonzert sembrerebbe dunque un semplice
vezzo per indicare, disorientando gli inesperti, che il brano
è un concerto destinato al pianoforte. In realtà
l’ascolto di questa breve pagina, che allinea senza
soluzione di continuità cinque sezioni ben caratterizzate,
svela che l’uso del termine “ala” non è
pura indicazione strumentale ma sottile suggerimento del carattere
di fondo della composizione. “Ala” immediatamente
rievoca sensazioni di leggerezza, mobilità, evanescenza.
La grande orchestra qui chiamata a confronto con il pianoforte
è impegnata a sezioni, secondo precisi rimandi geometrici:
“preludio” e “interludio” sono i sottotitoli
dei primi due interventi, che specularmente rimandano a “soliludio”
e “posludio” che concludono il brano. Al centro
sta “dialogo”, la parte timbricamente più
massiccia, con tutti gli strumenti impegnati in un intreccio
serrato.
Ancora più solitario appare il gioco del pianoforte,
che immediatamente segue, con una zona a lui solo dedicata,
con riferimenti acquatici, nell’uso della parte acuta
della tastiera, come sempre magistralmente affidata alla puntuale
caratterizzazione stilistica di Bruno Canino».
Del Flügelkonzert Franca
Cella ha scritto sul Corriere della Sera del 2.4.1989:
«Davide Anzaghi, milanese,
ha presentato in prima esecuzione assoluta Flügelkonzert
cioè la forma che può assumere oggi il concerto
per pianoforte e orchestra. La recente fase compositiva di
Anzaghi è dominata da un sistema di geometrie applicate
agli intervalli, che gli ha fatto trovare serenità
di controllo e orientamento creativo. L’ha sperimentato
con orchestra a grande organico e libertà di timbri:
l’intervento di fasce sonore definite bilancia le cinque
sezioni del lavoro, porta a tinnire dolcemente percussioni,
arpa, pianoforte (all’inizio) e a ruggire corni e ottoni.
Al centro il dialogo del pianoforte solista coinvolge tutte
le sezioni orchestrali; subito dopo il solista compie un suo
solitario cammino, guidato anch’esso da una geometria
irregolare. E affidato all’intelligente secchezza di
Bruno Canino.
Chiarezza e concisione (15 minuti) sono arrivate dirette al
pubblico, che ha festeggiato con calore l’autore presente,
e applaudito direttore e orchestra dopo una vivida esecuzione…».
Del Flügelkonzert Rubens Tedeschi
ha scritto su l’Unità del 2.4.1989:
«…il milanese Davide
Anzaghi rimasto fedele a quelle ricerche costruttive e armoniche
caratteristiche degli anni 60-70: in quell’orbita il
suo Flügelkonzert (dove Flügel significa pianoforte
ma anche ala) avvolge il solista in una fitta trama strumentale
da cui emerge al centro per poi rituffarsi nella sonora uccelliera». |