| ERMOSONÌO
4 Preludi e 1 Interludio per orchestra
grado di difficoltà: medio
durata complessiva: 22’ ca.
anno di composizione: 1978
I esecuz.: Milano, Conservatorio, 30.11.1979 – dir.
G. Sinopoli
Orchestra Sinfonica della RAI di Milano
Edizioni Suvini Zerboni, Milano
(le parti sono disponibili a noleggio)
(4.3.4.3. - 4.3.3.1. - Vibr. - Ar. - Pf. - Cel. - Tp. - 5
Perc. [Cp., Xymar., 4 Trg., 2 Ps., Glock., 2 Flex., Ps. chiodato,
4 G., Shell Chimes, Cv., Tt., Tamb., 5 Tbl., Gc., 7 Crot.,
2 Cen., Macchina del vento] - A.: 20.0.8.8.8. opp. 20.0.8.6.6.)
esiste la registrazione live della RAI
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE
Giuseppe Sinopoli
Ermosonìo per orchestra, è
costituito da 4 Preludi e 1 Interludio dell'opera lirica dal
titolo Il Luogo Della Mente. La limpidezza che caratterizza
la scrittura di Ermosonìo è una conseguenza
della riflessione che precedette la composizione dell'opera.
L'autore postula che l'ascolto teatrale sia di natura differente
da quello sinfonico o cameristico e sia tale da esigere proposte,
anche linguistiche, limpide, non prevalenti nell'attuale panorama
della musica contemporanea. Convinto della necessità
di disporre di un linguaggio più semplice di quello
che caratterizza la scrittura non teatrale, Anzaghi ha sottoposto
a molteplice revisione la propria precedente concezione del
comporre ed ha messo a punto soluzioni che attenuano gli aspetti
esoterici ed iniziatici a favore di esiti che l'ascolto sia
in grado di cogliere senza approfondimenti analitici, estranei
all'attenzione teatrale.
Il secondo dei Preludi di Ermosonìo propone un esempio
di semplificazione: lo testimonia l'esposizione, melodicamente
esplicita, di un frammento della serie (reb, mib, solb, sib,
mi, la), che genera accordi, espliciti anch'essi, i quali,
sottoposti a variazione, forniscono sostanza armonica al Preludio.
Un aspetto della poetica di Anzaghi, particolarmente evidente
nelle opere sino al 1983 è l'eufonia e l'attitudine
a risolvere in modo onirico ed estatico il tracciato compositivo.
Tale eufonia non è però edonistica ma sostenuta
da un'altra convinzione dell'autore: istanze angosciose possono,
con consapevolezza retorica, essere efficacemente deviate
verso esiti soavi che, accogliendo l'angoscia stessa, ne presentino
il volto "perverso". Così come la "reticenza"
è figura retorica che, non meno dell’iperbole,
enfatizza ciò che viene taciuto, un'ossessiva e allucinata
eufonia è un modo possibile per testimoniare un vissuto
angoscioso. Anzaghi vede una prova di ciò nel personaggio
di Ofelia (nell'Amleto scespiriano) la quale, diversamente
dal protagonista, fa parlare la propria disperazione con il
linguaggio della grazia e della soavità. Il titolo
di un lavoro cameristico di Anzaghi è appunto Soavodia.
Di Ermosonio Enzo Restagno ha scritto:
«Il catalogo delle opere di
Davide Anzaghi non è molto esteso, una dozzina di lavori
dai titoli spesso inquietanti. Si tratta di un compositore
ancora giovane che è per giunta approdato alla composizione
un po' tardi, ma in un'epoca in cui il ritmo della produzione,
anche quella musicale, ha da essere rapido, l'atteggiamento
di Anzaghi non può non apparire insolito. La sua biografia
è decisamente laconica: nasce a Milano nel 1936 e nella
sua città compie gli studi. musicali. Prima pianoforte
e poi la composizione. Avrebbe potuto essere un compositore
di avanguardia, aggregarsi cioè alla generazione dei
Berio, Nono, Bussotti e Donatoni, ma non lo ha fatto. Ha ascoltato,
visto, considerato tutto ciò che accadeva nell'avanguardia
da una posizione appartata, in un silenzio pieno di tensioni
non di rado sofferte.
La constatazione che il pensiero genera sofferenza e la sofferenza
genera pensiero sta alla base della personalità di
Anzaghi ed ha anche creato i presupposti per un incontro con
Franco Donatoni che è indubbiamente il musicista italiano
più idoneo a suggerire un uso della composizione affine
alla stesura di un diaro psicanalitico.
All'influenza di Donatoni…si deve aggiungere quella
prodotta da un particolare versante della musica americana.
Brown, Cage e Feldman come assertori della necessità
di annientare il tempo musicale, di sospingere il suono verso
le soglie del silenzio, rispondono perfettamente alle esigenze
di un musicista che tende nella composizione alla realizzazione
del binomio nichilismo e contemplazione. Dell'apocalisse o
del negativo si dà infatti non conoscenza ma contemplazione.
Ermosonìo è un titolo che risulta dalla compressione
delle parole Ermo-son-io e deriva da una opera intitolata
Il Luogo della Mente composta da Anzaghi qualche anno fa.
Rispetto all'opera, Ermosonìo non è propriamente
una suite; la partitura deriva infatti dalla successione dei
Preludi che si intercalano alle scene. Nella versione che
verrà eseguita a Torino si ascolteranno due Preludi
e un Interludio che presentano affinità complessive
e anche nel dettaglio compositivo. I vari pezzi hanno infatti
un materiale comune dato da una serie dodecafonica che non
funziona però come struttura orizzontale, essa agisce
piuttosto come una libera generatrice di figure armoniche
e talvolta anche melodiche. Garantito in questo modo il controllo
e l'omogeneità dei materiali, Anzaghi provvede a indirizzarli
verso piani di scorrimento estremamente fluidi lungo i quali
i particolari brillii e le preziosità timbriche possano
risplendere con calma, serenità ed eleganza».
Di Ermosonío
Armando Gentilucci ha scritto:
«Ermosonío per orchestra,
di Davide Anzaghi, si inserisce in quel processo di ormai
avvenuta decantazione della tensione sperimentalistica e strutturalistica,
in favore di una predilezione per il suono incantato, che
caratterizza il lavoro dell'ultima generazione di musicisti.
Non più, insomma, ondate successive, spezzature, intrichi
impenetrabili, ma una continuità sonora morbida, una
distesa successione di eventi procedenti per assonanza più
che per germinazione. Perciò, anche il materiale armonico,
conformato alla felice eufonia che sembra essere peculiare
ad Anzaghi, evita accuratamente gli ispidi e vincolanti rapporti
cromatici ed è modellato invece su intelaiature tendenzialmente
diatoniche, con echi anche esotizzanti. La temporalità
è qui bloccata non, come accade ancora in molta musica
nuova, da una variazione continua la cui intensità
figurale cancella necessariamente scansione e memoria, ma
da una diretta ricerca di stasi; perciò il suono è
steso sensibilmente in vaste e ferme campiture, sulle quali
sgusciano sospese figurazioni, stupite e minute iterazioni
in funzione radicalmente timbrica. In questo senso, la sensibilità
musicale di Anzaghi accentua il gusto per le sonorità
incantate e sospese evidenziando quella tendenza ipnotica
che viene da certa musica americana, e massimamente da Feldman».
Di Ermosonío Enzo Restagno
ha scritto, su La Stampa Sera del 28.6.1982:
«Con Ermosonìo di Anzaghi,
gli umori dell’orchestra si fanno meno accidiosi e la
musica fluisce soffice e limpida. Anzaghi compone bene: stende
con mano esperta dei tappeti sonori ove la trama è
data dai suoni acuti e tesi degli archi, dal rullio dei timpani
e dalle continue riverberazioni degli xilofoni e delle marimbe
che irradiano aloni metallici come una specie di Gamelan.
Su queste superfici scivolano brevi frammenti melodici e improvvise
increspature dissonanti dei fiati, ma più di tutto
colpisce l’assoluto controllo di ogni mezzo, vale a
dire la funzione precisa che ogni frammento sonoro esercita
nel contesto generale». |